ricorso bocciatura

Ricorso contro la bocciatura: termini, costi, differenze tra TAR e USR, quando ha senso impugnare. Guida completa con casi concreti e possibilità di successo.

Redazione

07 gennaio 2026

Redazione

Ricorso contro la bocciatura: tempi, procedure e possibilità reali di successo

Premessa

Il ricorso contro una bocciatura scolastica è uno strumento previsto dall’ordinamento. La legge consente di impugnare l’esito dello scrutinio quando si ritiene che la valutazione non rispecchi il percorso effettivo dello studente, oppure quando emergano irregolarità nella procedura seguita dalla scuola.

Il perimetro entro cui il ricorso può muoversi, tuttavia, è più ristretto di quanto molte famiglie immaginino. Il giudice amministrativo non entra nel merito delle valutazioni didattiche: non può stabilire se un compito meritasse un voto più alto, né se lo studente avesse le competenze per essere promosso. Può invece verificare se la scuola abbia rispettato le procedure previste, motivato adeguatamente le proprie decisioni, applicato i criteri di valutazione dichiarati nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa, garantito le tutele dovute agli studenti con bisogni educativi speciali.

Questo significa che il ricorso ha margini concreti di successo solo in presenza di vizi procedurali documentabili. Quando la scuola ha operato correttamente sul piano formale, le probabilità di accoglimento si riducono in modo significativo, e i costi possono risultare superiori ai benefici attesi.

Prima parlo con la scuola o faccio ricorso?

Il confronto con la scuola e la preparazione del ricorso non sono alternative che si escludono a vicenda.

Il colloquio con il dirigente scolastico può essere utile per comprendere le ragioni della decisione, ottenere accesso alla documentazione, verificare se esista un margine di revisione interna. Se la scuola riconosce un errore — ad esempio un vizio nella verbalizzazione dello scrutinio o una svista nell’applicazione dei criteri — può convocare un nuovo consiglio di classe senza necessità di ricorrere al giudice.

È importante sapere, tuttavia, che il dialogo con la scuola non sospende né interrompe i termini per presentare ricorso. I sessanta giorni per il TAR e i trenta giorni per il ricorso all’Ufficio Scolastico Regionale decorrono dalla pubblicazione dell’esito, indipendentemente da qualsiasi interlocuzione informale in corso.

La strategia più equilibrata, quando si ritiene che possano sussistere margini per contestare la bocciatura, è avviare il dialogo con la scuola e, contemporaneamente, raccogliere la documentazione necessaria per un eventuale ricorso. Se il confronto produce risultati, l’azione legale non sarà necessaria. Se invece non porta a nulla, non si sarà perso tempo prezioso.

Cosa chiedere alla scuola nelle prime 48 ore

Prima di valutare qualsiasi iniziativa, occorre acquisire i documenti. Senza di essi, è impossibile verificare se sussistano irregolarità contestabili.

I documenti rilevanti sono il verbale dello scrutinio finale, la scheda di valutazione analitica dello studente, l’estratto del registro elettronico con voti e annotazioni. Per gli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento o bisogni educativi speciali, è essenziale acquisire anche il Piano Didattico Personalizzato e verificare se le misure ivi previste siano state effettivamente applicate.

La richiesta va formulata per iscritto, tramite PEC o raccomandata A/R, richiamando il diritto di accesso agli atti ai sensi della Legge 241/1990, artt. 22 e seguenti. La scuola dispone di trenta giorni per rispondere, ma è opportuno evidenziare nella richiesta l’urgenza della risposta, facendo presente che i termini per l’eventuale ricorso sono in corso.

Muoversi entro le prime quarantotto ore dalla pubblicazione dell’esito consente di avere la documentazione in tempo utile per una valutazione consapevole.

Cosa si può contestare

La valutazione scolastica è espressione di discrezionalità tecnica del consiglio di classe. Il giudice amministrativo non può sostituirsi ai docenti nel giudizio didattico, né sindacare il merito delle singole valutazioni. Può invece verificare se la scuola abbia rispettato le regole procedurali e i criteri che essa stessa si è data.

Gli elementi che possono fondare un ricorso sono circoscritti. L’assenza o la carenza di motivazione nel verbale dello scrutinio costituisce un vizio rilevante: la decisione di non ammettere uno studente deve essere argomentata, non può risultare da una semplice votazione priva di alcuna giustificazione. Analogamente, il mancato rispetto dei criteri di valutazione previsti dal PTOF può essere contestato se il Piano dell’Offerta Formativa stabilisce parametri specifici e questi non risultano applicati nel caso concreto.

Una delle situazioni in cui il ricorso presenta maggiori possibilità di accoglimento riguarda gli studenti con DSA o BES le cui misure compensative e dispensative non siano state applicate. Se il Piano Didattico Personalizzato prevedeva strumenti specifici — tempi aggiuntivi, modalità alternative di verifica, uso di strumenti compensativi — e questi sono stati disattesi, il vizio è documentabile e rilevante.
Analogamente, la mancata concessione di deroghe al limite del 25% di assenze per studenti con certificazione DSA/BES che abbiano dovuto assentarsi per terapie documentate può costituire vizio procedurale contestabile.

Possono rilevare anche irregolarità nella composizione del consiglio di classe, come la presenza di un docente che avrebbe dovuto astenersi, o vizi nella convocazione. In casi più rari, può emergere una disparità di trattamento evidente rispetto ad altri studenti con profili analoghi, non giustificata da elementi oggettivi.

Al di fuori di queste ipotesi, la sensazione che il proprio figlio meritasse un esito diverso non è sufficiente a fondare un ricorso. La valutazione sulla sussistenza di vizi contestabili richiede un esame attento della documentazione, che consenta di distinguere i casi in cui esistono margini concreti da quelli in cui l’azione sarebbe priva di prospettive realistiche.

I termini per il ricorso

I termini per impugnare la bocciatura sono perentori. Il loro decorso rende il provvedimento definitivo e non più contestabile.

Il ricorso all’Ufficio Scolastico Regionale va proposto entro trenta giorni. Il ricorso al TAR entro sessanta giorni.

Il termine decorre dalla data di pubblicazione dell’esito all’albo pretorio online della scuola, non dalla comunicazione informale ai genitori, non dal giorno dello scrutinio, non dal colloquio con i docenti. La pubblicazione online equivale a notifica legale: da quel momento il tempo inizia a decorrere.
È essenziale verificare immediatamente la data di pubblicazione e annotarla. Un ricorso presentato anche solo un giorno oltre la scadenza è inammissibile.

USR o TAR: le due strade a confronto

I percorsi disponibili per contestare una bocciatura presentano caratteristiche diverse, e la scelta tra l’uno e l’altro dipende dalla natura del vizio, dalla solidità della documentazione, dalle esigenze di tempistica.

Il ricorso gerarchico all’Ufficio Scolastico Regionale è gratuito, non richiede l’assistenza di un avvocato e ha tempi di definizione relativamente rapidi. È lo strumento più adatto quando il vizio è evidente e ben documentato — un’irregolarità palese nella verbalizzazione, la mancata applicazione del PDP per uno studente con DSA. Il limite principale è che la decisione dell’USR non ha la stessa forza vincolante di una sentenza, e in caso di rigetto i termini per il ricorso al TAR potrebbero essere già decorsi.

Il ricorso al TAR è la via giurisdizionale. Richiede l’assistenza di un avvocato, comporta costi significativi e tempi più lunghi, ma è l’unico strumento dotato di piena efficacia vincolante. Il TAR può annullare la bocciatura e ordinare alla scuola di ripetere lo scrutinio. Inoltre, contestualmente al ricorso, è possibile chiedere la sospensiva cautelare, che consente allo studente di iscriversi alla classe successiva in attesa della decisione definitiva.

Un aspetto va chiarito: il TAR non promuove lo studente. Può annullare il provvedimento viziato e rimettere la decisione alla scuola per una nuova valutazione. Sarà poi il consiglio di classe, spesso composto dagli stessi docenti, a deliberare nuovamente.

Se il ricorso viene deciso dopo l’inizio dell’anno scolastico

Il ricorso al TAR può richiedere diversi mesi. L’anno scolastico, invece, inizia a settembre. Questa sfasatura temporale pone un problema pratico che molte famiglie si trovano ad affrontare.

La soluzione prevista dall’ordinamento è la sospensiva cautelare, che può essere richiesta contestualmente al deposito del ricorso. Se il TAR la accoglie, valutando che il ricorso non sia manifestamente infondato e che l’attesa della decisione causerebbe un danno grave, lo studente può iscriversi con riserva alla classe successiva, frequentandola in attesa della sentenza.

Se la sospensiva non viene richiesta o non viene concessa, lo studente frequenta la classe in cui è stato bocciato. Qualora il ricorso venga successivamente accolto, il passaggio alla classe superiore avviene anche ad anno scolastico avviato, con la possibilità per la scuola di predisporre un piano di recupero per le parti di programma eventualmente non coperte.

La concessione della sospensiva non è automatica: presuppone una valutazione preliminare sulla fondatezza del ricorso. Per questo, prima di intraprendere questa strada, è opportuno verificare con attenzione se la documentazione disponibile supporti effettivamente la richiesta.

I costi del ricorso

Il ricorso all’Ufficio Scolastico Regionale non comporta costi, se non quelli connessi all’eventuale assistenza di un professionista per la redazione dell’atto.

Il ricorso al TAR ha invece un costo significativo. Il contributo unificato (la tassa per l’iscrizione a ruolo) è di circa 650 euro. Gli onorari dell’avvocato amministrativista variano in base alla complessità della vicenda: indicativamente, si collocano tra 1.500 e 3.500 euro.

In caso di rigetto del ricorso, il giudice può disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese legali sostenute dall’amministrazione scolastica, che possono oscillare tra 1.000 e 2.000 euro.

Il costo complessivo di un ricorso al TAR respinto può quindi raggiungere i 5.000-6.000 euro. È una cifra che va messa in conto prima di intraprendere l’iniziativa, insieme alla valutazione realistica delle probabilità di successo.

Una consulenza legale preliminare consente di esaminare la documentazione, verificare se sussistano vizi effettivamente contestabili e stimare le possibilità concrete di accoglimento — evitando di affrontare costi rilevanti per un’azione che, in assenza di elementi solidi, avrebbe scarse prospettive.

Quando il ricorso ha possibilità concrete

La valutazione sulla fondatezza di un ricorso richiede un esame attento del caso specifico. La giurisprudenza amministrativa riconosce ampia discrezionalità al consiglio di classe, e i margini per ottenere l’annullamento di una bocciatura esistono solo in presenza di vizi procedurali documentati.

Le situazioni che presentano maggiori possibilità di accoglimento sono:

  • StudStudente con DSA o BES che non ha ricevuto le tutele previste dal Piano Didattico Personalizzato, compresa la mancata concessione di deroghe per assenze legate a terapie certificate

  • Verbale dello scrutinio assente, carente nella motivazione o contraddittorio

  • Mancato rispetto dei criteri di valutazione stabiliti dal PTOF

  • Irregolarità nella composizione o nella convocazione del consiglio di classe

  • Disparità di trattamento rispetto ad altri studenti, non giustificata da elementi oggettivi

Al di fuori di queste ipotesi, le probabilità di successo si riducono significativamente. Questo non significa che il ricorso sia sempre da escludere, ma che la decisione di procedere deve fondarsi su un’analisi concreta della documentazione, non sulla sola percezione di un’ingiustizia subita.

Per questa ragione, prima di intraprendere un’azione che comporta costi e impegno, è opportuno verificare, con il supporto di un professionista, se nel caso specifico sussistano elementi su cui fondare ragionevolmente il ricorso.

Dopo il ricorso: le conseguenze sul rapporto con la scuola

Il ricorso contro una bocciatura è una scelta che produce effetti anche al di là dell’esito giuridico. Questo aspetto viene spesso trascurato, ma incide sulla vita scolastica dello studente e sul clima familiare.

Se il ricorso viene accolto, la scuola dovrà ripetere lo scrutinio. Il consiglio di classe sarà spesso composto dagli stessi docenti che avevano deliberato la bocciatura. Il rapporto con alcuni insegnanti potrebbe risentirne, e lo studente si troverà ad affrontare l’anno in un contesto potenzialmente segnato dalla vicenda.

Se il ricorso viene respinto, lo studente resta nella stessa scuola, con gli stessi insegnanti, per un altro anno — con il ricordo di un contenzioso che ha coinvolto l’istituto.

Non esiste una risposta valida per tutti. In alcuni casi, indipendentemente dall’esito, il cambio di scuola può rivelarsi la scelta più serena: un nuovo ambiente, privo delle tensioni accumulate. È una valutazione che va fatta insieme al ragazzo, tenendo conto non solo degli aspetti giuridici, ma anche di quelli personali e relazionali.

In chiusura

Fare ricorso contro una bocciatura è un diritto riconosciuto dall’ordinamento. Ma è un diritto che va esercitato con piena consapevolezza dei margini, dei costi e delle possibili conseguenze.

Il giudice amministrativo non può sostituirsi al consiglio di classe nel merito delle valutazioni: può solo verificare se la scuola abbia rispettato le regole. Se le ha rispettate, il ricorso verrà respinto. Se invece emergono vizi procedurali documentabili, l’annullamento della bocciatura e la ripetizione dello scrutinio diventano esiti possibili.

La decisione richiede una valutazione caso per caso. Per esaminare la documentazione scolastica, verificare la presenza di irregolarità contestabili e compiere una scelta informata, è possibile richiedere una Consulenza allo Studio Legale.

Disclaimer: Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce parere legale. Ogni situazione richiede una valutazione specifica, da effettuarsi con il supporto di un avvocato iscritto all’Albo forense.

Studio Legale Loreggian

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Il presente articolo ha finalità esclusivamente informativa e non costituisce un parere legale. Ogni situazione abbisogna di una valutazione specifica, la cui disamina non può prescindere dall'attento ascolto del Cliente e dallo studio della relativa documentazione.

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